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I dolci ci consolano, ma se sono troppi peggiorano l'umore

Che spesso si mangi per "consolarsi", e ci sia quindi uno stretto legame fra cibo e umore, non è certo una novità. La novità sta nella domanda che si sono posti alcuni ricercatori della Penn State University (USA), in uno studio appena pubblicato on line su Appetite: è più l'umore ad influenzare la scelta del cibo o il cibo ad influenzare l'umore? Per rispondere a questo dubbio i ricercatori hanno chiesto a una quarantina di studenti universitari di tenere, per una settimana, un dettagliato diario alimentare nel quale, accanto all'elenco dei cibi mangiati, dovevano riportare gli stati d'animo. Esaminando i questionari, i ricercatori hanno visto che quanto maggiore era il consumo di calorie, grassi saturi e sale, tanto peggiore era l'umore.

Dal momento che gli stessi ricercatori sottolineano che si tratta di risultati preliminari, questo studio, più che dare una risposta, solleva una questione: se gli snack salati o gli alimenti ricchi di grassi e di calorie, che qui sono risultati associati con un peggioramento dell'umore, sono proprio i cibi nei quali spesso cerchiamo conforto per "tirarci su", la "cura" non sarà peggiore del male? «Nel complesso, e non ancora del tutto definito, legame fra umore-stress e cibo — commenta Daniela Lucini, specializzata in psicologia clinica e professore associato dell'Università degli Studi di Milano — sembra plausibile che il consumo di certi alimenti ricchi in grassi, calorie, sale, e aggiungerei anche zuccheri, possano contribuire a peggiorare la situazione. Se da un lato, infatti, ci sono evidenze scientifiche che ci aiutano a comprendere l'attrazione esercitata da questi cibi, dall'altro vanno anche considerate le conseguenze che possono derivare da un loro eccessivo consumo. Una delle ragioni che può spingerci a desiderare cibi ricchi di zuccheri e grassi sta nel fatto che aumentano il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che attiva le vie della la gratificazione.

Si tratta comunque di un sollievo temporaneo al quale facilmente consegue un peggioramento dell'umore, non fosse altro per il senso di colpa che può insorgere dopo aver ecceduto con alimenti che sappiamo di dover limitare. E le donne, che solitamente scaricano di più sul cibo le loro insoddisfazioni e sono anche più attente al peso degli uomini, sono anche le più sensibili ai sensi di colpa».

Questo è l'effetto "immediato" che si ha quando si esagera con grassi e zuccheri, ma, nel tempo, come può svilupparsi il legame cibo-stress-cibo? «Lo stress cronico — risponde Lucini — è associato a uno stile di vita poco salutare e, di conseguenza, a un maggior rischio cardiovascolare, come abbiamo visto anche noi in uno studio su un migliaio di italiani, recentemente pubblicato dal Journal of Medical Internet Research. Se lo stress è un compagno di vita abituale, non si ha difatti nè tempo nè voglia di preparare cibi salutari e si preferiscono quelli saporiti ricchi di grassi e zuccheri. Non solo. Lo stress può infatti indurre modificazioni dirette sul nostro organismo, per esempio alterazioni del sistema nervoso autonomo (il "pilota automatico" che regola la funzione degli organi), maggior produzione di cortisolo (uno degli ormoni dello stress) e modificazioni del controllo immunologico».

Ancora riguardo alle donne e al controllo del peso, un altro spunto di riflessione arriva da uno studio condotto da ricercatori dell'Università del Minnesota e della California e pubblicato da Psychosomatic Medicine. La ricerca è stata condotta su 121 donne, divise in 4 gruppi e sottoposte, per tre settimane, a diversi tipi di approccio dietetico: il primo gruppo doveva annotare tutti i cibi assunti e seguire una dieta rigida da 1200 kcal al giorno, il secondo doveva solo tenere un diario alimentare e poteva mangiare liberamente, il terzo doveva seguire la dieta da 1200 kcal senza trascrivere gli alimenti assunti e il quarto non doveva né seguire la dieta né tenere un diario. Ebbene, la puntuale trascrizione dei cibi assunti per tutto il periodo dello studio aumentava lo stress percepito, mentre la rigida restrizione calorica ottenuta in questo modo aumentava i livelli di cortisolo (ormone maggiormente prodotto in condizioni di stress). In sintesi, una dieta troppo rigida può essere essa stessa fonte di stress, ma lo stress favorisce la ricerca di certi cibi, rendendo quindi sempre più difficile seguire la dieta. E allora, che cosa si può fare? «Se è indubbio che limitare i cibi ricchi di grassi e zuccheri è fondamentale per la salute, — risponde Lucini — è altrettanto importante la metodologia impiegata per raggiungere questo obiettivo. Conviene imparare a mangiare e a gratificarsi in modo salutare, fare regolare attività fisica aerobica, praticare tecniche di rilassamento, invece che sottoporsi ad imposizioni alimentari strettissime che non potranno mai essere seguite per lungo tempo e che fanno rischiare di veder peggiorare l'umore»

Pubblicato in Mangiare e dintorni

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