Buffet, non abbuffata

Buffet, non abbuffata

D'estate si moltiplicano le occasioni di mangiare a buffet: crociere, villaggi turistici, cene in giardino o feste tra amici all'aperto diventano il regno del “fai-da-te” del piatto, spizzicando di pietanza in pietanza. Il buffet presenta numerosi lati positivi. Primo tra tutti, una piacevole informalità: non si è schiavi dell'etichetta. Si sta un po' in piedi, un po' seduti, chiacchierando con gli altri col piatto sulle ginocchia. Inoltre, se si decide di organizzare una cena di questo genere a casa, c'è il vantaggio di poter invitare più amici, senza essere vincolati ai posti a sedere. Nel caso di villaggi, alberghi e crociere, il bello è poter assaggiare davvero un po' di tutto. Ci sono anche i “contro”, noti a chiunque sia capitata l'esperienza di questo tipo di self service. Non sarà sfuggito che le persone tendono ad avventarsi sul banchetto come se fosse l'ultima possibilità di mangiare nella vita.

E questo accade in ogni occasione di buffet: dall'inaugurazione della pizzeria sotto casa alla settimana dell'alta moda, dalla cena in giardino al festival del cinema. Prescinde da chi sono gli invitati, il buffet tira fuori da ciascuno l'istinto del tuffo sui vassoi e scatena la competizione per il cibo.
E siccome un conto è l'informalità, un altro è l'abbandono del bon ton, ecco i consigli di Nicola Santini, esperto di galateo noto al grande pubblico per le sue lezioni di buone maniere in trasmissioni Rai come Il treno dei desideri o reality su Sky come L'uomo perfetto.
«In effetti – afferma Santini – è sgradevole vedere persone tornare dal tavolo delle pietanze col piatto stracolmo tipo “trionfo di caccia” e le portate che vanno a formare un mini palazzo a dieci piani. Oltretutto è scomodo, perché alcune cose rischiano di cadere e inutile, perché il bello del buffet è poter andare al tavolo a servirsi più volte».
Il criterio di scelta dovrebbe essere lo stesso che si userebbe al ristorante: un assaggio di antipasto, un primo, un secondo, magari un po' di verdura. Il piatto dovrebbe essere riempito per non più del 70% e contenere 3-4 cose. Al buffet si può andare fino a tre volte, dolci esclusi.
Insomma, il trucco è “mettere poco e andare spesso”. In questo modo, inoltre, si aumenta la socialità: «È piacevole – sottolinea Santini – scambiare quattro parole con gli altri ospiti per poi tornare al proprio tavolo».

Per quanto riguarda, invece, i buffet dove non ci sono tavoli a cui sedersi a mangiare, ma solo sedie sparse, nascono altre difficoltà che, se non risolte con semplici accorgimenti, possono creare piccoli drammi, come lo storico dilemma: come e dove metto i noccioli delle olive?
«Già, per alcuni è quasi un tormento: una mia conoscente si vergognava a buttare i noccioli e li ingoiava, un mio amico un giorno è tornato da una festa con le tasche piene di noccioli e tanti evitano il problema non mangiandole proprio. Invece le olive sono uno dei piaceri della vita a cui non si deve rinunciare. Macchè imbarazzo o vergogna: basta avvicinare la mano alla bocca per poi lasciarli negli appositi piattini o, se non ci sono, nel tovagliolo di carta. Un appello a chi la festa in piedi la organizza: ricordarsi di predisporre appositi piattini in tavolini distanti dal buffet e di svuotarli spesso».
Un altro gesto di bon ton è tenere sempre d'occhio il proprio bicchiere altrimenti ogni volta si vorrà bere se ne dovrà prendere uno nuovo, seminando sui vari tavoli resti del proprio passaggio e costringendo la padrona di casa o i camerieri a un inutile superlavoro.

Ecco il decalogo da buffet:

  • contare fino a dieci prima di tuffarsi sul buffet;
  • considerare che tanto è consentito il bis e anche il tris;
  • osservare la fila;
  • usare il coltello il meno possibile;
  • tenere il tovagliolo sotto il piatto;
  • individuare i cestini dove buttare le cose, per esempio il tovagliolo non va appallottolato e lasciato nel piatto;
  • occhio al bicchiere, non è carino prenderne numerosi perché non si riconosce più il proprio;
  • individuare i posti dove lasciare i piatti usati e non disseminare in giro i propri resti;
  • noccioli delle olive: non si mettono mai nei posacenere, non si sputano direttamente nel piatto, ma si mettono nella mano cava avvicinata alla bocca per poi lasciarli negli appositi piattini o nel tovagliolo di carta;
  • del dolce non si fa il bis, quindi se ci sono più proposte, scegliere un massimo di tre piccoli assaggi nello stesso piatto.

Pubblicato in Mangiare e dintorni

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