150° Unità d'Italia - Il Vino

150° Unità d'Italia - Il Vino

Forse tutti non conoscono come l'Unità d'Italia si possa raccontare attraverso il vino, quindi, in occasione dei 150 anni dell'Unificazione, è opportuno ricordare la particolare vocazione di alcuni grandi protagonisti di quegli anni per il nettare di Bacco.

Giuseppe Garibaldi era solito ritornare dall'oste del porto di Marsala che la sera del suo sbarco gli propose quel vino dolce liquoroso della cantina Florio ribattezzato poi in suo onore Marsala superiore Garibaldi dolce. La storia di questo vino era cominciata nel 1773 quando il commerciante di Liverpool John Woodhouse colmò di alcool le botti di vino che partivano per il suo paese dal porto siciliano; lo stratagemma, in sua intenzione per impedire la fermentazione durante il viaggio, conquistò il palato degli inglesi e da allora quella formula enologica cominciò ad essere messa a punto e commercializzata. Fu proprio la presenza delle navi inglesi cariche di Marsala ad impedire ai Borboni di sparare alle navi dei Mille e rendere più agevole lo sbarco alle truppe garibaldine.

Allo stesso modo il 18 ottobre del 1870, dall'altra parte dell'Italia, il primo ministro delle finanze, Quintino Sella, offrì, in brindisi al primo governo italiano, il nebbiolo che la sua famiglia produceva nel territorio di Lessona nelle Prealpi biellesi. Le cantine Sella, ancora oggi in attività dal 1671, hanno ideato una etichetta commemorativa dell'anno 1861 che presenteranno in occasione dei festeggiamenti. A non esserci, scomparso da qualche anno, il giorno di quello storico brindisi fu il grande regista dell'unificazione Camillo Benso, Conte di Cavour, il quale non avrebbe certo fatto mancare il Barolo della sua vigna attorno al castello di Grinzane, oggi tra i più importanti musei del vino in Italia. Oltre alle doti di grande statista il Conte apportò, da ministro dell'agricoltura, importanti innovazioni valide ancora oggi riguardanti il giusto utilizzo di concimi chimici e la revisione delle tecniche di coltivazione della vite. La vigna che fu di Cavour, proprio in occasione dell'avvicinarsi dell'anniversario dell'Unità d'Italia, è oggetto di un caso arrivato persino sui banchi dell'attuale ministro dell'agricoltura Giancarlo Galan. La produzione di bottiglie di Barolo di quella vigna per questioni sconosciute si è infatti fermata all'annata 2004; si sta cercando tramite la passione che unisce famosi produttori di dar vita ad un progetto per il suo recupero in modo da farlo divenire insieme al Marsala siciliano vini simbolo dell'Unificazione.

Anche il vino, quindi, attraverso le sue storie esprime l'immagine dell'Italia unita, rimarcando quel desiderio di indivisibilità. Siamo nello stesso tempo consapevoli che la presenza oggi delle numerose singole realtà vinicole dislocate nella nazione rivela i motivi del riconoscimento del vino italiano nei mercati internazionali.

Tommaso Passabì
Direttore del Caffè e Ristorante all'ombra del Barocco

Pubblicato in Mangiare e dintorni

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