Festa dell'oca 2017 - Mirano

Festa dell'oca 2017 - Mirano

Sandro Albano Zara è sempre stato un grande "curioso" di tutto, dalla storia alle tradizioni popolari, dalle leggende ai giochi del passato, e al tempo stesso anche un grande vulcano di idee e di iniziative.
Una sua vera passione, forse perché gli ricordava l'infanzia, era il gioco dell'oca e questo lo portò ad una lunga ed approfondita ricerca sulle origini e sulle motivazioni del gioco stesso. Così leggendo testi su testi e vedendo le vecchie e bellissime tavole che di volta in volta si adattavano all'ambiente, al momento storico, al Paese, pensò di poterne creare una, magari un po' ironica, ma tutta dedicata a Mirano. Manifestò questo suo proposito all'amico pittore Carlo Preti il quale sposò subito la sua idea e prendendo spunto dall'ovale della piazza disegnò 63 caselle raffiguranti luoghi caratteristici, punti d'incontro, aspetti e momenti della storia e della tradizione miranese.
Era l'anno 1982 quando Sandro Zara pubblicò l'opera di Carlo Preti il
ZOGO DE L'OCA DE MIRAN. Nella ricerca del materiale per costruire io gioco, riscoprì il vecchio detto:

CHI NO MAGNA L'OCA A SAN MARTIN NOL FA EL BECO DE UN QUATRIN.

Breve indagine e si scopre che era consuetudine, a Mirano, festeggiare la chiusura dell'anno agrario, l'11 novembre, giorno di San Martino, mangiando l'oca. Tradizione, tra l'altro, ancora viva tra le vecchie famiglie del centro storico.
(La tradizione dice: San Martino, oca, castagne e vino, e il rito vuole l'oca sulla tavola sia perché in quel periodo essa è invitante e succulenta, è il momento in cui la sua carne si è fatta così grassa e morbida da sciogliersi in bocca, sia perché a MIRANO i proprietari terrieri che allora erano quasi tutti ebrei, non potevano mangiare maiale)

Festa dell'oca di Mirano

Cenni storici
Fin dall'epoca neolitica si riscontrano le tracce di una "cultura dell'oca". Gli uomini di quell'era, prima dediti alla caccia, quando cominciarono ad insediarsi organizzandosi in piccole comunità, dopo aver acquisito la capacità di coltivare la terra, cominciarono anche a dedicarsi all'allevamento di animali e, fra di essi, l'oca.
In seguito a scavi archeologici eseguiti presso alcune necropoli preistoriche in Cecoslovacchia, si ebbe una chiare testimonianza che già nel 5000 a. C. gli uomini addomesticavano le oche. Delle oche, infatti, vennero rinvenute all'interno delle sepolture, ed esse avrebbero dovuto costituire, con ogni evidenza, il nutrimento dei defunti durante il viaggio nel regno delle ombre. Si dedusse inoltre che le oche erano allevate ed addomesticate: le zampe, infatti, erano deformate: segno, questo, che indica che i movimenti di questo animale erano forzatamente limitati e che il conseguente aumento del peso del corpo influiva sulla struttura delle ossa della zampa palmata.
Durante gli scavi presso Ninive del 1928, si trovò scolpita l'effigie di questo animale - sacro per gli egiziani - sulle tombe dei faraoni e sulle tavole di Hammurabi. Per la religione egizia, infatti, un'oca sacrificata sull'altare del tempio costituiva un mezzo per comunicare con gli dei, considerata, com'era, messaggera di forze soprannaturali e simbolo di divinità.

Omero, il grande poeta greco, Plutarco, il celebre storico, ed il naturalista Plinio espressero nelle loro opere il più grande elogio nei confronti di questo palmipede. Famoso, poi, l'episodio che vide protagoniste le oche del Campidoglio durante l'assedio che i Galli posero a Roma: esse, con il loro schiamazzare, misero in allerta gli assediati durante un tentativo di incursione notturna dei barbari, salvando, così, la Città Eterna. Secondo quanto scrive Cesare, sembra che i Romani durante le campagne belliche avessero portato in Inghilterra delle oche, ma che già ne avessero trovate in loco di addomesticate da parte degli indigeni, i quali le usavano anche come richiami per le oche selvatiche.
Nel corso del X-XII secolo, l'allevamento di questo volatile era ormai assai diffuso in tutta l'Europa, specialmente lungo le zone costiere della Germania, dei Paesi Bassi e del Belgio.

Allevamento dell'oca
Le oche adulte vivono benissimo all'aperto, allevate allo stato semibrado o al pascolo. Non disponendo di una superficie di terreno molto grande, si possono utilizzare anche piccoli recinti, forniti di un luogo di ricovero e di mangiatoie per la somministrazione quotidiana di foraggio verde.
Per quanto riguarda i riproduttori, nei locali che fungono da riparo sarà utile disporre di nidi a livello di terra, con dimensione di m 1,80, riempiti di paglia o, meglio ancora, di sabbia asciutta.
Si avrà cura dei piccoli tenendoli, almeno nei primi periodi, al coperto, in locali chiusi e privi di correnti d'aria. Per i primi quindici giorni questi paperi, come d'altronde tutti i pulcini, dovranno disporre di locali riscaldati alla temperatura di 38¡, che verrà poi gradualmente diminuita, fino ad ottenere una temperatura ambiente di circa 20¡ verso il duecentesimo giorno.
Il loro vitto, che all'inizio dovrà essere sfarinato, sarà poi integrato, a seconda dell'esigenza, con foraggio verde. Esso dovrà essere riposto in luoghi illuminati e, all'inizio, su fogli di carta.

La velocità di crescita dell'oca è impressionante: a soli 55/60 giorni ha moltiplicato di 45 volte il suo peso alla nascita: un bambino che crescesse con lo stesso ritmo, a due mesi peserebbe circa 150 kg. Per ciò che concerne i periodi di mantenimento e di successiva macellazione, esistono programmi di alimentazione diversificati a seconda della specie allevata e della sua destinazione d'uso finale.
Per la creazione di nuove famiglie, considerando che l'oca in cattività è poligama, il rapporto ottimale fra gli esemplari sarà di un maschio ogni tre femmine. La quantità di femmine per ogni maschio potrebbe anche essere superiore, ma ciò andrebbe a discapito della fecondità delle uova. é fondamentale mettere a disposizione delle famiglie una vasca d'acqua per facilitare la loro riproduzione.

Curiosità
- Il mito greco assegna all'inesauribile creatività di Palamede, eroe acheo e padre di tutti i giochi, il merito di aver ideato il famosissimo "Gioco dell'oca" per far svagare i suoi compagni d'arme nelle pause delle battaglie durante l'assedio di Troia.
- Il "Gioco dell'oca", ormai diffusissimo nel corso del XVI secolo, aveva conquistato anche il futuro Luigi XII: il suo medico Heroa racconta che "tra suoi giochi il bambino ama riposarsi giocando l'oca". Anche Saint Simon scrisse, nel 1711, che la Delfina di Francia, prostrata dal dolore per la morte del primogenito del Re, cercava consolazione nel gioco dell'oca.

- Nel corso del secolo XVII in Francia circolavano fra le corporazioni delle monete d'argento ("Martinalia") che, su di una delle due facce, recavano l'immagine dell'oca consacrata al Vescovo di Tours. Gli studiosi sostengono che esse venissero distribuite ai fedeli - come una sorta di "gettone di presenza" - nel corso degli uffici religiosi che solitamente precedevano i banchetti e gli intrattenimenti popolari in occasione di grandi celebrazioni religiose.
- A San Daniele del Friuli (Ud), nella Chiesa di S. Maria della Fratta, si possono ammirare i frammenti di un interessante ciclo di affreschi quattrocenteschi (di autore ignoto) che raffigurano uccelli ed altri animali, fra i quali un gruppo di oche selvatiche.


I materiali di questa sezione, tratti liberamente dai volumi "Il libro dell'oca - Storia, tradizioni e gastronomia" (ed. Istituto per L'Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, Udine, 1987) e "L'oca" (ed. Biblioteca Culinaria, Lodi, 1997)

Menù per la Festa dell'oca 2017

Sito internet ufficiale del Gioco dell'oca di Mirano (Ve)

Pubblicato in Altre feste

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