Olio: ecco l'etichetta verità
Occhio all'etichetta: ora l'origine delle olive e il frantoio dove l'olio è stato
estratto devono essere scritti a chiare lettere. E' l'effetto di un decreto salva
olio di oliva italiano entrato in vigore nei giorni scorsi e che dovrebbe servire
a impedire i tanti taroccamenti. Basta con il veder spacciato per olio del Belpaese
nient'altro che “spremute” di olive tunisine piuttosto che spagnole o greche. Insomma,
non solo dei 39 extravergini a marchio Dop ma di tutto l'olio ora finalmente dovremmo
conoscere la vera provenienza. Sempre che i controlli funzionino, ovviamente.
Sulle confezioni di tutti gli oli vergine ed extravergine etichettati d'ora dovrà
dunque essere scritto lo Stato dove le olive sono state raccolte e dove si trova
il frantoio in cui l'olio è stato estratto. Se le olive vengono da più nazioni,
andranno tutte indicate in ordine di quantità decrescente.
L'Italia è il secondo produttore europeo di olio di oliva (ricavato da 250 milioni di piante), due terzi del quale extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall'Unione Europea. Un giro d'affari di produzione agricola che tocca i 2 miliardi di euro.
Con la nuova etichettatura – obbligatoria per tutto l'olio imbottigliato dal 17 gennaio 2008 in poi – ci sarà così certezza di provenienza pure per tutte le bottiglie non Dop o Igp. Una tappa verso la trasparenza che andrà difesa in sede di Comunità Europea che ha avanzato dubbi rispetto al regime della concorrenza.
Ma non finisce qui. Le associazioni dei consumatori, in particolare il Codacons, chiedono che sulle etichette sia obbligatorio indicare anche il grado di acidità e le informazioni nutrizionali. Inoltre, il Codacons sollecita una norma che proibisca la possibilità di utilizzare metodi chimici per abbassare il grado di acidità e rendere l'olio commestibile. Il Movimento a difesa del cittadino invece ricorda come l'olio sia una dei prodotti più colpiti dalle frodi alimentari: nel 2006 su 2000 controlli sono state accertate 331 infrazioni penali, 410 amministrative e 39 strutture sono state sequestrate.
Insomma, la strada per la chiarezza e la trasparenza di uno dei simboli dell'Italia e della dieta mediterranea è ancora lunga. Ma intanto la nuova etichetta qualcosa in più dirà.