Leggere le etichette per acquistare meglio
La dimensione globale del consumo di prodotti alimentari derivati dall'industria
e dalla grande distribuzione, ha reso necessaria un' informazione precisa e dettagliata
su tutto ciò che giunge in tavola. Così ad ogni prodotto corrisponde un'etichetta.
L'etichettatura è l'insieme delle indicazioni riportate su tutte le parti di un
prodotto, scopo è quello di informare e tutelare il consumatore.
Perché è utile leggere le etichette?
Le etichette consistono di informazioni messe a disposizione del consumatore relativamente
a un prodotto.
Il consumatore può esserne interessato per un insieme di ragioni:
- per verificare lo stato di conservazione (data di scadenza);
- per evitare prodotti di origine animale (per esempio, sapete che la pasta delle piadine tipicamente contiene strutto?) o prodotti cui si è allergici;
- per controllare la qualità e quantità degli ingredienti;
- per scegliere prodotti a basso contenuto di grassi (etichetta nutrizionale);
- per verificare se e quali additivi siano contenuti (codici E...).
- vi tutelano, grazie ad una serie di normative cui devono sottostare;
- vi consentono di scegliere il prodotto più conforme alle vostre esigenze;
- vi permettono di fare una migliore valutazione del rapporto qualità-prezzo.
E tu come ti districhi tra le informazioni che le etichette forniscono?
Ecco in semplici passi ciò che devi conoscere per leggere opportunamente un'etichetta e per diventare un consumatore responsabile.
Quindi prestiamo attenzione a:
- il contenuto della confezione, (ad esempio se si tratta di "maionese" oppure di "latte");
- tutti gli ingredienti utilizzati;
- il peso;
- il luogo e la ditta produttrice;
- la data di scadenza;
- le modalità di conservazione e preparazione.
Denominazione di vendita
Tecnicamente, la descrizione del prodotto si chiama "denominazione di vendita". Denominazioni di vendita sono, ad esempio: olio extravergine di oliva, farina 00, maionese, ecc. Un prodotto può avere nomi commerciali di fantasia, ma è necessario che sia specificata anche la denominazione di vendita per consentire all'acquirente di conoscerne la natura e di distinguerlo da altri prodotti con i quali potrebbe essere confuso.
L'elenco degli ingredienti
Con il termine ingrediente si intende qualunque sostanza impiegata, compresi gli additivi e l'acqua, quando supera il 5%. Non sono da considerare come ingredienti i solventi o i composti chimici utilizzati a livello industriale per estrarre, raffinare o trattare un prodotto, di cui però non si trova traccia nel prodotto finito.
I prodotti alimentari preconfezionati devono riprodurre sull'etichetta l'elenco degli ingredienti in ordine di peso decrescente: il primo ingrediente citato è il più presente, via via fino all'ultimo, che è il meno presente. Ciò significa che un biscotto i cui ingredienti siano: "farina di grano tenero, uva sultanina, uova, burro, zucchero, lievito, sale", conterrà meno zucchero che farina. Se nessuno degli ingredienti è prevalente rispetto agli altri, il produttore può elencarli in un ordine qualunque, inserendo la dicitura "in proporzione variabile". Non occorre indicare gli ingredienti se il prodotto è costituito da un'unica sostanza, come nel caso dell'olio di oliva o della farina, o per alcuni prodotti specifici come il vino o la birra.
Alcuni ingredienti, invece che con il loro nome, possono venire segnalati con il nome della categoria di appartenenza (ad es., formaggio). In questi casi, si può ragionevolmente supporre che tali ingredienti non corrispondano ai prodotti più pregiati della loro categoria: ad esempio, se il vino contenuto fosse Brunello di Montalcino, l'azienda più probabilmente lo indicherebbe in maniera esplicita.
Anche gli aromi sono considerati ingredienti. Deve essere specificato se gli aromi sono di origine naturale o sintetica. Gli aromi naturali sono sostanze di derivazione: essenze, estratti, succhi, estratti da materie vegetali. La semplice dicitura "aromi" indica il ricorso ad aromi artificiali prodotti in laboratorio. Se una caramella non contiene fragole ma solo aroma di fragola, non la si può etichettare come "caramella alla fragola" ma come "caramella al gusto di fragola".
L'elenco degli ingredienti è fondamentale per individuare la qualità del prodotto, ma anche per conoscerne gli additivi e i componenti cui eventualmente si può essere allergici.
Il quantitativo
Sugli articoli venduti deve essere chiaramente specificato il quantitativo netto del prodotto, espresso in peso o in volume (non è obbligatorio per alcuni prodotti di peso contenuto). Se il prodotto è immerso in un liquido di governo (acqua, salamoia, ecc., ma non olio), oltre al prodotto netto dovrà essere indicato il prodotto sgocciolato.
Chi l'ha fatto
L'etichetta deve sempre riportare chi è il responsabile del prodotto. Appariranno quindi: il nome del produttore (oppure del confezionatore o del venditore), che può essere sostituito da un marchio depositato; la sede del produttore (che può essere sostituita da quella del confezionatore); la sede dell'impianto di produzione o di confezionamento (che può essere omessa se coincide con la sede del produttore).
Termini di scadenza
I prodotti alimentari conservati in modo corretto, mantengono inalterate le loro caratteristiche (sapore, consistenza, colore, ecc.) per un certo periodo di tempo. Oltre questo tempo, i prodotti cominciano a modificare le loro caratteristiche.
Nell'etichetta la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro" indica il termine minimo di conservazione. Esso assicura che il prodotto conserva integra la sua qualità sicuramente sino al termine indicato, ma può essere consumato anche dopo pur potendovi essere qualche degradazione. La data di scadenza è invece indicata con la dicitura "da consumarsi entro". Questa non è una semplice raccomandazione, ma avverte che il produttore non si assume nessuna responsabilità nel caso in cui il prodotto venga consumato oltre tale data.
La data cui si fa riferimento deve essere scritta in caratteri indelebili precisando: il giorno, il mese e l'anno per i prodotti conservabili per meno di tre mesi (latte fresco, mozzarelle, yogurt ecc.); solo il mese e l'anno per gli articoli conservabili per più di tre mesi ma per meno di 18; solo l'anno per alimenti come i pelati o i piselli in scatola conservabili per più di 18 mesi.
Non sempre l'interpretazione della data di scadenza è facile come prevede la legge. Spesso la scritta è stampigliata sul prodotto in modo difficilmente individuabile o comprensibile.
Sono esentati dall'indicazione del termine minimo di conservazione: gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate non sbucciate, gli aceti, i gelati monodose, i vini e gli spumanti, le bevande con un tenore in alcol superiore al 10%, i prodotti di panetteria e pasticceria (destinati ad essere consumati entro le 24 ore successive alla produzione), il sale da cucina, lo zucchero e i prodotti di confetteria.
Modalità di conservazione e di utilizzo
Tutti i prodotti che hanno bisogno di particolari condizioni di conservazione, oppure di speciali accorgimenti per un corretto utilizzo, devono segnalare queste loro caratteristiche sull'etichetta. Tipico è il caso dei surgelati la cui durata è strettamente connessa al tipo di frigorifero a disposizione.
Ricorda che sull'etichetta la lettera "E" seguita da un numero indica che nel prodotto è presente un additivo autorizzato dall'Unione Europea. Gli additivi sono divisi in varie categorie e hanno diverse funzioni.
Eccone un rapido elenco:
- i conservanti servono per impedire lo sviluppo di sostanze nocive e che alterano il prodotto;
- gli antiossidanti evitano che il colore del prodotto subisca variazioni;
- gli emulsionanti servono per legare bene i grassi e l'acqua;
- gli addensanti e i gelificanti rendono il prodotto spalmabile e pastoso;
- gli stabilizzanti trattengono l'umidità del prodotto e lo amalgamano meglio;
- gli antiagglomeranti impediscono che nel prodotto si formino grumi;
- gli esaltatori di sapidità rinforzano il sapore;
- i sali di fusione facilitano la fusione di diversi formaggi.
Vogliamo poi richiamare la vostra attenzione su un'importante novità.
Una nuova disposizione comunitaria prevede che le etichette indichino anche la presenza
di allergeni, sostanze che potrebbero essere nocive per i soggetti allergici.
Gli allergeni più comuni sono: cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo,
avena, farro), crostacei, uova, pesci, arachidi, soia, latte (anche lattosio), frutta
secca con guscio (mandorle, nocciole, noci, anacardi, pistacchi), semi di sesamo,
sedano, senape, anidride solforosa e solfiti. Nonostante sia evidenziata la presenza
di queste sostanze, rimane però l'eventualità di contaminanti allergenici venuti
a contatto con gli alimenti durante la lavorazione.
A questo proposito la legge permette di riportare sulle etichette la frase generica
"può contenere tracce di…".
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