Leggere le etichette per acquistare meglio - Modalità di conservazione
Il quantitativo
Sugli articoli venduti deve essere chiaramente specificato il quantitativo netto del prodotto, espresso in peso o in volume (non è obbligatorio per alcuni prodotti di peso contenuto). Se il prodotto è immerso in un liquido di governo (acqua, salamoia, ecc., ma non olio), oltre al prodotto netto dovrà essere indicato il prodotto sgocciolato.
Chi l'ha fatto
L'etichetta deve sempre riportare chi è il responsabile del prodotto. Appariranno quindi: il nome del produttore (oppure del confezionatore o del venditore), che può essere sostituito da un marchio depositato; la sede del produttore (che può essere sostituita da quella del confezionatore); la sede dell'impianto di produzione o di confezionamento (che può essere omessa se coincide con la sede del produttore).
Termini di scadenza
I prodotti alimentari conservati in modo corretto, mantengono inalterate le loro caratteristiche (sapore, consistenza, colore, ecc.) per un certo periodo di tempo. Oltre questo tempo, i prodotti cominciano a modificare le loro caratteristiche.
Nell'etichetta la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro" indica il termine minimo di conservazione. Esso assicura che il prodotto conserva integra la sua qualità sicuramente sino al termine indicato, ma può essere consumato anche dopo pur potendovi essere qualche degradazione. La data di scadenza è invece indicata con la dicitura "da consumarsi entro". Questa non è una semplice raccomandazione, ma avverte che il produttore non si assume nessuna responsabilità nel caso in cui il prodotto venga consumato oltre tale data.
La data cui si fa riferimento deve essere scritta in caratteri indelebili precisando: il giorno, il mese e l'anno per i prodotti conservabili per meno di tre mesi (latte fresco, mozzarelle, yogurt ecc.); solo il mese e l'anno per gli articoli conservabili per più di tre mesi ma per meno di 18; solo l'anno per alimenti come i pelati o i piselli in scatola conservabili per più di 18 mesi.
Non sempre l'interpretazione della data di scadenza è facile come prevede la legge. Spesso la scritta è stampigliata sul prodotto in modo difficilmente individuabile o comprensibile.
Sono esentati dall'indicazione del termine minimo di conservazione: gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate non sbucciate, gli aceti, i gelati monodose, i vini e gli spumanti, le bevande con un tenore in alcol superiore al 10%, i prodotti di panetteria e pasticceria (destinati ad essere consumati entro le 24 ore successive alla produzione), il sale da cucina, lo zucchero e i prodotti di confetteria.
Modalità di conservazione e di utilizzo
Tutti i prodotti che hanno bisogno di particolari condizioni di conservazione, oppure di speciali accorgimenti per un corretto utilizzo, devono segnalare queste loro caratteristiche sull'etichetta. Tipico è il caso dei surgelati la cui durata è strettamente connessa al tipo di frigorifero a disposizione.
Ricorda che sull'etichetta la lettera "E" seguita da un numero indica che nel prodotto è presente un additivo autorizzato dall'Unione Europea. Gli additivi sono divisi in varie categorie e hanno diverse funzioni.
Eccone un rapido elenco:
- i conservanti servono per impedire lo sviluppo di sostanze nocive e che alterano il prodotto;
- gli antiossidanti evitano che il colore del prodotto subisca variazioni;
- gli emulsionanti servono per legare bene i grassi e l'acqua;
- gli addensanti e i gelificanti rendono il prodotto spalmabile e pastoso;
- gli stabilizzanti trattengono l'umidità del prodotto e lo amalgamano meglio;
- gli antiagglomeranti impediscono che nel prodotto si formino grumi;
- gli esaltatori di sapidità rinforzano il sapore;
- i sali di fusione facilitano la fusione di diversi formaggi.
Vogliamo poi richiamare la vostra attenzione su un'importante novità.
Una nuova disposizione comunitaria prevede che le etichette indichino anche la presenza
di allergeni, sostanze che potrebbero essere nocive per i soggetti allergici.
Gli allergeni più comuni sono: cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo,
avena, farro), crostacei, uova, pesci, arachidi, soia, latte (anche lattosio), frutta
secca con guscio (mandorle, nocciole, noci, anacardi, pistacchi), semi di sesamo,
sedano, senape, anidride solforosa e solfiti. Nonostante sia evidenziata la presenza
di queste sostanze, rimane però l'eventualità di contaminanti allergenici venuti
a contatto con gli alimenti durante la lavorazione.
A questo proposito la legge permette di riportare sulle etichette la frase generica
"può contenere tracce di…".
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