Vegetariani e vegani - Altre motivazioni
Motivazioni ecologiste:
Per coltivare cereali e semi proteici della produzione agricola destinati al nutrimento
degli animali "da carne" si usano ingenti quantità di concimi e pesticidi pericolosi,
che danneggiano i terreni contaminando in profondità falde acquifere e corsi d'acqua
,senza risparmiare l'aria. Queste sostanze si concentrano poi lungo la catena alimentare
fino ad intossicare l'uomo. Ancora più grave è la situazione del Terzo Mondo, come
in Amazzonia, dove negli ultimi anni il disboscamento operato per far posto agli
allevamenti di animali ha distrutto circa 10.000.000 di ettari di foresta pluviale.
Il ricorso a metodologie biologiche di coltivazione forse potrebbe arginare tali
fenomeni, ma a costo di rese inferiori e costi maggiori.
Motivazioni economiche:
Il rendimento dell'alimentazione carnea è molto basso, bisogna cioè investire in
media 7 calorie vegetali nella produzione di 1 caloria di carne. Un terreno adibito
a pascolo fornisce in media 1 tonnellata di carne, ma potrebbe fornirne 20 di legumi.
Non solo. Se si analizza il bilancio energetico delle colture si evidenzia che il
20% dell'energia totale è impiegata per la produzione dei vegetali direttamente
consumati dall'uomo mentre il restante 80% è destinato al nutrimento degli animali,
ne consegue dispendio di energia e carico di imposte e inquinamento causati dalla
produzione di carne su larga scala.
Le possibili carenze di una dieta vegetariana
Le carenze di un vegetariano o di un vegano sono tipicamente: ferro (anemie), proteine
(rara), e vitamina B12, calcio e vitamina D (nei vegani soprattutto). Per quel che
riguarda il ferro la carne ne è sicuramente una buona fonte e una dieta vegetariana
deve essere correttamente bilanciata per fornire quantità adeguate di questi minerali.
Per prevenire questa carenza si può aggiungere limone alle verdure o utilizzare
pentole di ferro. Un fattore da considerare sono anche le eventuali perdite di sangue
attraverso le mestruazioni per cui si possono sviluppare nelle donne carenze di
ferro difficilmente sopperibili con una dieta esclusivamente vegetariana. Le proteine
possono essere compensate con legumi e frutta secca oleosa, senza aumentare però
la frutta che non può sostituire la fonte proteica. L'utilizzo della soia e la contemporanea
assunzione di legumi e carboidrati complessi aumenta il valore biologico delle proteine.
Per quel che riguarda la carenza di vitamina B12 è particolarmente significativa
nella dieta vegana. Le fonti di questa vitamina infatti sono solo animali, i primi
sintomi di una carenza sono l'anemia perniciosa (caratterizzata dalla formazione
di globuli rossi di dimensioni anormali), vertigini, difficoltà di concentrazione,
perdita della memoria, debolezza. Per via delle scorte che il nostro organismo ha
di questa vitamina i sintomi di carenza compaiono non prima di 2/3 anni di dieta
del tutto priva. Una modalità per affrontare la ridotta assunzione di vitamina B12
può essere quella di utilizzare latte di soia integrato da B12. Il calcio è un minerale
abbondante nei latticini ed essenziale per la formazione dello scheletro, per cui
ne sono richieste quantità pari almeno ad 800 mg al giorno. Il problema però anche
in questo caso è particolarmente rilevante per i vegani che ne assumono sicuramente
meno della dose giornaliera raccomandata. La vitamina D infine, anch'essa fondamentale
soprattutto per i tessuti ossei è sintetizzata nel nostro corpo in presenza di luce
solare. I vegani devono introdurla nella dieta tramite alimenti vegetali fortificati,
per esempio latte di soia arricchito con vitamina D, mentre i vegetariani la introducono
con le uova. In generale comunque non è possibile improvvisare una dieta vegetariana.
Fondamentale contattare un esperto medico o dietista per calibrarla in modo adeguato.
Notizia tratta da www.dica33.it - Speciale Vegetariani
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