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Furono Dogi, Generali, Ambasciatori e Cardinali della Serenissima, e per tutta la durata del fulgore della Repubblica Veneziana, fino alla sua caduta, ricoprirono i massimi ruoli politici, amministrativi e religiosi.
A Vescovana dedicarono l'attenzione che si doveva ad una immensa proprietà da cui traevano un reddito importante che soccorreva le fortune della famiglia quando queste venivano compromesse dalle folli spese fatte per costruire palazzi o per stupire in ricevimenti e feste quando nella Serenissima giungevano ospiti i reali d'Europa.
Con lente e sapienti opere di bonifica i Pisani seppero modificare un territorio ricco solo di acque, in una campagna fiorente e prospera dove coltivazioni di grano, tabacco, agrumi, assicuravano una grande ricchezza.

Furono i Pisani di Santo Stefano che nel 1700 fecero edificare la Villa Pisani di Stra (Venezia), la Signora delle Ville Venete, talmente sontuosa da mettere in serie difficoltà economiche la famiglia, che poco prima aveva fatto dipingere sul soffitto della Sala del Tiepolo il proprio trionfo.
La villa fu acquistata da Napoleone che ne fece la residenza del suo Viceré, Eugenio Buarnais, e successivamente divenne la residenza dei Sovrani d'Italia.
Dopo la vendita della Villa di Strà i Pisani concentrarono la loro attenzione alla Villa di Vescovana, che con l'arrivo dell'ultima Contessa Pisani, Evelina Van Millingen, si arricchì dello splendido giardino e dell'imponente parco.

Fu certamente questa affascinante Signora, dopo il cardinale Francesco Pisani committente della Villa, la protagonista e l'anima della residenza.
La famiglia Pisani di Santo Stefano si estinse nel 1880 alla morte di Almorò III Giovanni Giuseppe, marito di Evelina. Nel 1900, alla scomparsa di quest'ultima, l'eredità passò ad un lontano nipote di Almorò, il Marchese Carlo Bentivoglio d'Aragona, la cui figlia Elisabetta andò sposa al Conte Filippo Nani Mocenigo.
Alla fine degli anni '60, i nipoti della Marchesa Bentivoglio, i Conti Nani Mocenigo cedono la proprietà ai signori Bolognesi Scalabrin.

 

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