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Quella dei Molin era una nobile famiglia veneziana che diede alla Serenissima
molti uomini illustri, saggi e valorosi nella politica e nelle armi, e alla gerarchia
ecclesiastica diversi virtuosi prelati.
La famiglia possedeva, tra gli altri, anche dei terreni nella località padovana
denominata Mandria, toponimo antico e molto comune nel Veneto che deriva da animali
od oggetti ed azioni ad essi pertinenti indicando, di preciso, un luogo recintato
per bovini allevati allo stato brado.
La villa sorge su quei cinquantadue campi fra la Mandria ed Abano Terme che la vedova
di Vincenzo Molin, Donna Elena, segna nell'elenco dei beni di famiglia nel 1582.
La volontà di erigere, verso la fine del XVI secolo, una dimora degna del proprio
rango fu dell'Ambasciatore Nicolò Molin, uomo di mente vasta e acuto d'ingegno,
che ne assegnò la progettazione all'architetto Vincenzo Scamozzi che, dopo la morte
di Palladio, primeggiava nel Veneto.
Alla fine del Cinquecento erano innumerevoli le ville che si ergevano nella campagna
veneta; le ricche famiglie della nobiltà veneziana, gareggiando tra loro, avevano
commissionato ai geniali architetti dell'epoca la costruzione delle loro dimore
estive. Lasciando temporaneamente i palazzi di Venezia, le famiglie patrizie si
trasferivano in incantevoli ed armoniosi edifici allietati da fantasiosi cicli di
affreschi e circondati da giardini simmetrici, vasti prati e frutteti.
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